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Si parla di brand activism o corporate activism, quando le aziende scelgono di farsi promotori di cause per il bene comune a dispetto del profitto.

Le aziende che compiono queste azioni sono quelle che decidono di trasformare la purpose, quindi l’assunzione di una responsabilità sociale, in azioni per creare valore.

Esistono brand che effettivamente compiono azioni per il bene comune, ma esistono anche quelli che dichiarano solo di farlo.

Cosa voglio dire?
E’ proprio in questi momenti, quando si scatenano rivolte mediatiche come per il BLM, dove si esplicita, agli occhi dei più attenti, il vero atteggiamento del brand.

Chi ha attuato delle politiche di brand acrtivism in questa occasione?

Aziende come Nike hanno già dimostrato nella storia la loro posizione compiendo azioni di attivismo. Proprio Nike già nel 2018 ha preso una posizione chiara e salda sostenendo Colin Kepernick. Il giocatore era da poco stato escluso dal campionato di football per aver preso una posizione in difesa della sua comunità afroamericana.
Quindi l’ultima campagna è solo un continuum della sua visione inclusiva del mondo. Anche in questo caso la contronarrazione (quindi chi va contro al brand per la posizione presa) a Nike non interessa perché ancora una volta non raggiunge un livello di pericolo.

Adidas ha condiviso il post di Nike, dimostrando così una vicinanza al tema. Reebok ha fatto dei post molto sentiti, e ha preso una posizione chiara, anche se con una voce più flebile. Proprio ieri (9/06/2020) Reebok ha invitato atleti e dipendenti a prendere le distanze dalla società CrossFit. Il Ceo di CrossFit, Greg Glassman ha twittato controverso “It Floyd-19” in risposta a un tweet che pone il razzismo come un problema di salute pubblica.

Il settore della musica si è mosso tempestivamente con azioni concrete, ad esempio Spotify ha interrotto il servizio per 8.46 minuti.
Apple podcast ha creato playlist di soli cantanti afroamericani per dare sostegno alla comunità.

Molti brand tra cui molti del settore moda, hanno invece scelto di “salire” sul carrozzone del mainstream, per demagogia pubblicitaria. Questo atteggiamento “solo per dire di averlo fatto” lascia così una grande voce alla contronarrazione. L’account @dietprada su instagram sta trattando il tema e porta a galla molti commenti e storie di abusi proprio nel settore moda.

Non basta un quadrato su instagram per dire di essere contro il razzismo o di sostenere le comunità discriminate e abusate.

A casa nostra troviamo un brand che sopra di tutti si è sempre mosso attivamente sopratutto sul tema dell’inclusione. Benetton ha rispolverato dal cassetto alcune immagini degli anni ’90 di Oliviero Toscani. Una con tre cuori veri, agli occhi di tutti identici, se non fosse per le parole scritte sopra. Come vediamo dal feed instagram non si può certo dubitare del brand activism dell’azineda.

Benetton instagram esempio di brand activism

I brand che riescono a stare fermi sulle loro promesse, sulle loro posizioni, possono ancora oggi stare sopra le dinamiche del marketing che cambia le regole in continuazione, e continuare a raccontare il loro pensiero, come Nike e Benetton.

Il Brand Activism si può considerare l’evoluzione naturale della corporate social responsability (ovvero la resposnabilità che ogni azienda o business dimostra verso l’ambiente o contesto sociale). In questo caso il brand si schiera pubblicamente a sostegno di una causa non solo apertamente ma anche con i fatti. Per anni The body shops è stata una delle poche aziende schierate per l’ambiente e gli animali.

Esistono due tipologie di brand activism, uno regressivo e uno progressivo. Nel primo caso parliamo delle aziende che negano che il prodotto che vendono sia nocivo o dannoso, parliamo ad esempio delle aziende del tabacco.
Il secondo caso invece sono le aziende che hanno a cuore il bene comune e non pensano solo al profitto, ma ambiscono a fare la cosa giusta.

brand activism regressivo o progressivo
Fonte: Italian Marketing Foundation

Secondo Kotler e Sarkar le aziende oggi non sono più marketing-driven o corporate-driven ma la Corporate Social Responsibility (CSR) e Environmental e la Social and Governance (ESG) si sono evolute trasformando le aziende in society-driven o values-driven.
E troviamo proprio una serie di temi caldi che coinvolgono la società e il bene comune.

La cosa più importante è che non si può pensare di essere values-driven, parlarne pubblicamente e poi non allineare le azioni a ciò che si racconta, come purtroppo spesso accade, sopratutto in molti settori.

Ma quali sono questi settori che vengono inclusi nel brand activism?

 

  • L’attivismo sociale : uguaglianza di genere, etnia… e tutto ciò che riguarda la sfera sociale come l’istruzione.
  • L’attivismo legale tutto quello che è legge per le aziende, i contratti di lavoro, le tasse…
  • L’attivismo aziendale nel dettaglio tutta la sfera aziendale che va dall’organizzazione dell’azienda alla retribuzione ai dipendenti…
  • L’attivismo economico si occupa della disparità di reddito, politiche salariali, differenze economiche…
  • L’attivismo politico lobby e politica.
  • L’attivismo ambientale tutto ciò che è tutela dell’ambiente e inquinamento…

Perchè è così importante oggi dire la propria e farlo nel modo giusto?
Come già detto lo storytelling si sta trasformando in sotry-doing, quindi il la propria voce deve essere sostenuta dalle azioni, in più ricordiamoci che i clienti di oggi e del futuro sono la generazione Z e i millennials. Ciò che li contraddistingue è la loro attenzione alle dinamiche sociali e ambientali, ragazzi che credono più nella realtà che nel sogno, sono pratici e mossi dalla voglia di un futuro migliore.

Brand da guardare perché esempi di questo atteggiamento sono: Toms, Patagonia, the Body shop

In conclusione: se sei un brand e hai davvero la volontà di fare qualcosa di buono, di preferire il bene al mero profitto, cerca sempre di essere coerente, di mettere su un lato della bilancia le parole e sull’altro le azioni e stai attento che il piatto delle azioni non sia vuoto. Inoltre anche la tua azienda, il tuo business, le tue policy dovranno sempre riflettere i valori di cui ti fai portavoce.

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come comunicare nella fase 2 tips

Tra poco entreremo tutti in una nuova fase, la fase 2, ma sappiamo come comunicare?

Sarà per tutti una grande sconosciuta. Sì sappiamo le dinamiche o meglio sappiamo le regole da seguire, quelle imposte dal nostro governo e quelle invece “non scritte” che dovrebbero essere dettate dal nostro buon senso.

Ma detto questo non sappiamo come reagiremo, come ci sentiremo quando torneremo là fuori. Io sono chiusa in casa da 10 settimane.
10 settimane di 4 mura e, grazie al cielo, un terrazzo.
10 settimane di computer o telefono per vedere la faccia di amici e parenti.

E detto tra noi non sono così tranquilla a tornare lì fuori. Sono tra i pochi che crede che questo passaggio alla fase 2 sia prematuro. Ma del resto io mi occupo di comunicazione e non di medicina…

Bene quindi torno a fare il mio lavoro dalla mia scrivania, dentro le mie 4 mura. Dopo averti raccontato come comunicare durante il lockdown ho deciso di darti qualche consiglio su come ripartire.

Molte aziende hanno iniziato a comunicare sui social solo in questo periodo di quarantena. Altre hanno ancora deciso di rimandare lo sbarco su queste piattaforme chissà poi perché… però tutti ci siamo resi conto di quanto sia importante essere presenti online oggi. Tanto più che è stato per due mesi l’unico canale di comunicazione tra noi e il resto del mondo.

Quindi cosa possiamo fare per non perdere la connessione che siamo finalmente riusciti a stabilire con la nostra audience?

Anche perché diciamocelo fuori dai denti non è che il 5 saremo tutti fuori a fare un giro nei negozi o al ristorante… questa situazione di isolamento continuerà ad esserci ancora per un bel po’, quindi meglio essere preparati!

Ecco qui una serie di consigli utili per comunicare al meglio e da seguire nei prossimi giorni:

1_ Costruisci un piano di comunicazione, anzi un calendario editoriale. Quando rientrerai al tuo lavoro a pieno ritmo, non avrai più molto tempo da dedicare ai post, alle storie o ai caroselli, quindi devi essere previdente.
Pianifica. Pensa a cosa vuoi raccontare, alla tua storia e ai tuoi prodotti e servizi. Pensa a come saranno le cose dopo e prepara già i tuoi contenuti.
Prendi carta e penna e inizia a segnarti tutto quello che vorresti condividere con chi ti segue. Che strumenti puoi utilizzare:

 

  • Per stare sul basico puoi utilizzare anche un foglio di excell.
  • Google calendar e Trello utile sopratutto se condividi l’utilizzo dei social con dei colleghi.
  • Oppure puoi buttarti nel mondo della app:
  • Planoly, utile perché puoi programmare e poi app ti manda il reminder quando il post verrà pubblicato.
  • Hotsuite, disponibile anche in versione desktop. Molto comoda perché ti consente di programmare i post per moltissimi social, non solo IG.
  • Later, questa app è molto comoda perché consente di inserire più di un account.
  • Creator studio di Facebook, utilissima app del gruppo che consente di creare, programmare. pubblicare post, campagne e storie.

 

2_ Adattati al cambiamento! Cosa voglio dire con questo? Che come all’inizio della quarantena ci siamo dovuti prendere un attimo per capire cosa fare, lo stesso accadrà il 4 maggio. E’ umano aver bisogno di tempo per capire come comportarsi, per capire cosa vogliono i nostri clienti e quali nuove necessità vengono a crearsi, sia loro che nostre. Ricordati di non essere passivo ma di ascoltare e agire. Prenditi il tuo tempo, ma non dormire, anzi sii tempestivo. Capisci come comunicare al meglio!

3_ Dai informazioni utili sui tuoi servizi e sui tuoi orari. La cosa più importante è far sapere dove e quando i tuoi clienti possono trovarti.
Controlla i dati che hai pubblicato e se non sono corretti aggiornali. Devono essere ben chiari gli orari di apertura dell’attività, il numero di telefono a cui rispondi e un’indirizzo mail valido. Devono essere tutti strumenti attivi, che usi e dai quali rispondi. Quindi aggiorna tutti i tuoi canali:

 

  • Sito internet
  • Social
  • Google business se non ce l’hai fallo!
  • La segreteria telefonica! Si, so che molte attività ancora ce l’hanno quindi aggiorna il tuo messaggio e possibilmente inserisci anche un altro contatto sul quale possano chiamarti per eventuali informazioni o urgenze.
  • Se usi anche whatsapp per comunicare con i tuoi clienti magari aggiorna il tuo status dando gli orari in cui sei disponibile a rispondere. Ricordati che bisogna esserci, ma non H24, non siamo tutti supereroi.

 

4_ Mantieni i servizi attivi. Se hai attivato dei servizi nuovi durante il lockdown non chiuderli subito il 4 maggio. Valuta attentamente i servizi che hai aperto. Cosa ti hanno portato e a cosa sono serviti? Come dicevo prima non è che tra qualche giorno tutto tornerà magicamente come prima, ma ci sarà un lungo periodo di adattamento alla nuova condizione di convivenza con il virus, inoltre alcuni di noi si sono già adattati a delle nuove abitudini di acquisto, che lasceranno difficilmente. Quindi se hai introdotto un servizio di delivery o ritiro in negozio, o se hai iniziato a fare consulenza o sedute di terapia online, aspetta prima di chiudere questi servizi, ma attrezzati per poterli mantenere anche in futuro.

5_ Condividi! Condividi con il tuo target non solo le informazioni “di servizio” quindi come, dove e quando trovarti, ma anche informazioni e notizie che riguardano il settore della tua attività, norme e decreti emessi dal tuo comune, dalla tua regione o dal governo. Condividi iniziative benefiche portate avanti da tuoi concittadini, anche se non si tu promotore dell’iniziativa. Racconta e divulga delle buone notizie, delle storie positive che ti toccano. Fatti portavoce di buone notizie e di buoni sentimenti. In questo momento storico è importante che tu venga preso come punto di riferimento, e che tu possa allietare chi ti segue. Comunicare significa an che fare un servizio di utilità.

6_ Racconta. Racconta come stai lavorando per tutelare i tuoi dipendenti, i tuoi clienti e i tuoi fornitori, insomma chi lavora con te. Racconta come ti stai attrezzando al meglio per ripartire. Fai sapere che ti stai muovendo rispettando ciò che è stato indicato e come ritieni che sia giusto per te. Fai sapere che per te è importante che tutti siano al sicuro quando lavorano con te quando comprano i tuoi prodotti o servizi.

7_ Invita i tuo follower a condividere con te e con la tua audience la loro esperienza che hanno fatto nel tuo negozio o nell’incontro con te. Ogni racconto ha un valore anche per te, quindi condividilo con chi ti segue. Possono immedesimarsi o ispirarsi. Stai regalando così esperienze concrete da condividere.

8_ Fai rete. Partecipa ad eventi, raccolte fondi e attività benefiche. Proponi sconti o fai sapere che parte del ricavato sulla vendita di alcuni prodotti o servizi andrà in beneficienza…. Comunicare a chi ti segue le iniziative che ti piacciono o alle quali partecipi è la base per il loro successo. Fai vedere che sei attivo e che anche tu sei interessato a fare la tua parte.

9_Rispetta le regole, condividile e informa le persone su come si devono comportare quando entrano in contatto con la tua attività. Informa e sii chiaro. Imponi e insegna a seguire le regole. Fai sapere che chi non lo farà non potrà accedere ai tuoi servizi. Ricorda che sei un esempio e che sei sotto gli occhi di tutti.

10_ Fai customer care. Ultimo ma non meno importante sii presente anche post vendita e fai customer care. Preoccupati dei tuoi clienti. Ascoltali e cerca di risolvere i loro problemi e lo loro questioni. Comunica dove possono contattarti. Cerca di andare loro incontro, ovviamente sempre osservando tutte le regole!

Inizia a muoverti già oggi e non aspettare il giorno prima della riapertura, che per qualcuno sarà il 4 e per altri sarà più avanti. Bisogna essere sempre attenti e dinamici. Bisogna sempre avere occhi e orecchi aperti. Bisogna sempre essere pronti a rispondere e a risolvere.

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mani che scrivono 
fonte pixabay

A volte basta una lettera per far sentire la nostra vicinanza.
Come già anticipato nei miei precedenti articoli le situazioni di emergenza e di crisi richiedono sempre degli accorgimenti, delle correzione e degli adattamenti delle nostre strategie.
Questi ultimi due mesi ci hanno messo davanti alla nostra capacità di reagire e di porci davanti agli altri in un momento di grande vulnerabilità collettiva. Così come noi persone ci interessiamo e preoccupiamo dei nostri cari e dei nostri amici, allo stesso modo un’azienda o un professionista si deve preoccupare del team di lavoro, dei consulenti o fornitori e dei clienti. 

Bisogna che il CEO dell’azienda prenda carta e penna e faccia sapere come stanno le cose. Basta una lettera.

la regina elisabetta discorso aprile 2020

Possiamo pensare che è la stessa cosa che fanno i capi di stato, non ultima anche The Queen proprio ieri. 

Bene a cosa serve dunque la lettera del CEO? 

Bhè è molto semplice serve a dare un segnale di empatia a chi ci segue e a chi lavora con noi, serve a raccontargli cosa sta facendo l’azienda per tutelare i suoi dipendenti e come pensa di fare per contribuire alla lotta alla crisi. E infine, ma non meno importante, serve per dare speranza, per dire cosa succederà dopo. 

Per scrivere questa comunicazione nel modo corretto basta seguire pochi e semplici passi

 

  • Come prima cosa ricorda il tuo tone of voice. L’azienda deve sempre comunicare utilizzando lo stesso linguaggio e scegliendo le parole e i toni che più rappresentano il suo carattere. Quando il ricevente legge la mail deve riconoscere chi sta parlando. Ma stai attento se i tuoi toni di solito sono forti e coloriti, forse questo è il momento di alleggerirli. 
  • Ovviamente essendo una lettera del CEO va bene rispettare il tono di voce ma bisogna stare attenti a non sembrare insensibili verso quello che sta succedendo. Ci vuole sempre una certa serietà, alla quale va però aggiunta anche una grande dose di empatia.
  • Apri dicendo al tuo interlocutore che speri che stia bene e che sei con lui e sai cosa sta passando… Stiamo vivendo tutti le stesse sensazioni
  • Apri la lettera creando un contatto con chi legge, sii empatico fai sapere che sei consapevole di che momento viviamo. Fai un chiaro riferimento alla situazione di crisi e racconta come ne sei stato colpito. Ricorda che ognuno sta facendo la sua parte. 
  • Racconta di come ti stai occupando del tuo team e delle scelte aziendali che hai fatto per tutelarlo. Sottolinea che lo stai facendo perché tu tieni alla salute di tutti.
  • Se le recenti disposizioni di legge toccano anche te e la tua attività sottolinea che il tuo primo scopo è contribuire insieme a tutti iniziando dal rispetto delle leggi. 
  • Racconta quali piani stai facendo per il futuro e cosa succederà appena il lockdown finirà.  
  • Racconta che anche se non hai mai vissuto una situazione così “tragica” impiegando tutte le tue forze riuscirai ad uscirne. Rasserena tutti dicendo che torneremo più forti di prima e che quando tutto sarà passato torneremo a vivere una vita piena e attiva.
  • Utilizza frasi come: “Spero che voi e i vostri cari siate in salute e al sicuro in questo momento..”; “Stiamo intraprendendo azioni specifiche per proteggere tutti i nostri dipendenti”; Stiamo lavorando per un domani fatto di nuovi progetti, servizi…” “vi voglio ringraziare per il vostro sostegno e la vostra comprensione…”; “con il vostro aiuto, saremo pronti a ripartire ancora più forti di prima e insieme a voi”.

Infine come per ogni buon testo, leggi, rileggi e correggi… e rifallo finché non sei soddisfatto del messaggio che hai scelto di condividere.

Ricordati che ogni messaggio che esce dalla tua azienda porta il tuo nome e i tuoi valori, quindi deve perfetto. In questi momenti di grande incertezza siamo tutti più sensibili, nel bene e nel male.

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